Storia — Tartaglia, Cardano e la formula del cubo
Le equazioni di secondo grado erano risolte già dai babilonesi (circa 1800 a.C.), ma per quelle di terzo grado si dovette aspettare il XVI secolo italiano. Intorno al 1535, Niccolò Fontana detto Tartaglia (“il balbuziente”, dopo una ferita riportata da bambino) trovò un metodo per risolvere le cubiche del tipo . Lo comunicò sotto giuramento di segretezza a Gerolamo Cardano, che però la pubblicò nella sua Ars Magna (1545). Ne nacque una delle più celebri controversie della storia della matematica.
L’Ars Magna è un libro rivoluzionario per più ragioni: non solo conteneva la formula risolutiva delle cubiche e (grazie all’allievo Ludovico Ferrari) anche delle quartiche, ma — soprattutto — costringeva a fare i conti con delle “radici di numeri negativi” che apparivano nei calcoli. È in queste pagine che, per la prima volta, l’algebra incontra i numeri immaginari (Boyer, cap. 13). Una bellissima narrazione di tutta la vicenda si trova in Dunham (cap. 6).
Collegamenti
Argomenti: Equazioni secondo grado
Concetti: Equazione terzo grado · Numeri immaginari
Persone: Gerolamo Cardano · Lodovico Ferrari · Niccolò Tartaglia